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<channel><title>Fede Oggi</title><link>https://fedeoggi.com/</link><description>Voci, storie e innovazione nella Chiesa di oggi</description><language>it</language>
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<item><title>Magnifica Humanitas cinque mesi dopo: cosa stanno facendo diocesi e parrocchie</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/28/magnifica-humanitas-cinque-mesi-dopo-cosa-stanno-facendo-diocesi-e-parrocchie/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/28/magnifica-humanitas-cinque-mesi-dopo-cosa-stanno-facendo-diocesi-e-parrocchie/</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Edoardo Maggiori</dc:creator><category>Innovazione</category><description>Dalla CEI alle diocesi di Pesaro, Trieste e Cremona, fino al Brasile e al Messico: l’enciclica di Leone XIV sull’intelligenza artificiale sta diventando formazione concreta.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il 25 maggio Leone XIV ha promulgato <em>Magnifica Humanitas</em>, la sua prima enciclica, dedicata all’intelligenza artificiale. Cinque mesi dopo, la domanda è semplice: un documento di questo tipo resta sugli scaffali o arriva nelle comunità?</p>
<p>A guardare l’autunno, la risposta è incoraggiante.</p>
<h2>In Italia</h2>
<p>La CEI ha lanciato il vodcast «CambIAmenti» e un ciclo di cinque webinar sull’enciclica. La diocesi di Pesaro-Fano-Urbino ha annunciato al ritiro del clero un servizio diocesano dedicato alla pastorale digitale e all’IA. Prevede formazione continua, un pieghevole per docenti, genitori e parroci, e un sostegno alle famiglie dei ragazzi che si chiudono nello smartphone. A Trieste parte un corso con l’Università, a Caravaggio un ciclo di sette incontri mensili.</p>
<h2>In America Latina</h2>
<p>In Brasile i vescovi referenti per la comunicazione della CNBB si sono riuniti a Brasília dal 6 all’8 ottobre e hanno dedicato una sessione all’enciclica. In Messico, a settembre, una settantina di vescovi hanno partecipato a una formazione sull’uso degli strumenti digitali e dell’IA.</p>
<h2>Tre cose che una parrocchia può fare</h2>
<p>Non serve aspettare un corso diocesano. Ci sono passi semplici alla portata di tutti.</p>
<p>Il primo: leggere l’enciclica insieme, in un gruppo di adulti o con i catechisti. Il secondo: parlarne con i genitori, che spesso sono i più disorientati davanti all’uso che i figli fanno della tecnologia. Il terzo: guardare con onestà come la parrocchia stessa usa gli strumenti digitali, per informare, per pregare, per raggiungere chi non può venire.</p>
<p>L’enciclica chiede di custodire l’umano. Il primo posto dove farlo è la comunità in cui viviamo.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Dio Padre Misericordioso: le tre vele bianche di Richard Meier a Tor Tre Teste</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/27/dio-padre-misericordioso-le-tre-vele-bianche-di-richard-meier-a-tor-tre-teste/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/27/dio-padre-misericordioso-le-tre-vele-bianche-di-richard-meier-a-tor-tre-teste/</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Stefano Bombace</dc:creator><category>Storie</category><description>Nata da un concorso internazionale per il Giubileo del 2000, la chiesa della periferia est di Roma è diventata un simbolo dell’architettura sacra contemporanea.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1995 il Vicariato di Roma bandì un concorso internazionale per una nuova chiesa in vista del Giubileo del 2000. Doveva sorgere a Tor Tre Teste, un quartiere della periferia orientale della città. Vinse l’architetto statunitense Richard Meier. La prima pietra fu posata nel marzo 1998 e la chiesa fu inaugurata nell’ottobre 2003.</p>
<h2>Tre vele per la Trinità</h2>
<p>Il segno più riconoscibile sono le tre grandi vele di cemento bianco, curve, che salgono una dietro l’altra: la più alta raggiunge i 26 metri. Rappresentano la Trinità. Per costruirle furono usati pannelli prefabbricati da circa 12 tonnellate ciascuno, posati con una gru alta 38 metri e tenuti insieme da cavi d’acciaio.</p>
<p>Il cemento non è un cemento qualunque. È un materiale fotocatalitico autopulente sviluppato da Italcementi, capace di mantenere il bianco nel tempo e di ridurre alcuni inquinanti dell’aria. Per questo la chiesa è stata a lungo chiamata, un po’ scherzosamente, la chiesa «mangiasmog».</p>
<h2>La luce come materiale</h2>
<p>Tra una vela e l’altra ci sono ampie superfici vetrate, eppure il sole diretto quasi non entra: la luce arriva filtrata, indiretta, e cambia durante il giorno. Chi entra si trova in uno spazio luminoso ma raccolto.</p>
<p>Dio Padre Misericordioso dimostra che l’architettura sacra contemporanea può portare bellezza dove di solito arrivano solo palazzi e servizi. Una periferia che riceve un’opera di questo livello riceve anche un messaggio: questo posto conta.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>A Molfetta nasce «Arca di Pace», la comunità energetica della diocesi</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/26/a-molfetta-nasce-arca-di-pace-la-comunita-energetica-della-diocesi/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/26/a-molfetta-nasce-arca-di-pace-la-comunita-energetica-della-diocesi/</guid><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Massimo Rodio</dc:creator><category>Rassegna</category><description>Una CER «a ombrello» aperta a parrocchie, enti, famiglie e Terzo settore, guidata dal braccio caritativo della diocesi. Dopo Molfetta toccherà a Ruvo e Terlizzi.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il 13 ottobre la diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ha presentato «Arca di Pace», una comunità energetica rinnovabile e solidale. La presentazione si è tenuta nell’Auditorium «Don Tonino Bello» della parrocchia Immacolata di Giovinazzo, alla presenza del vescovo Domenico Basile e del sindaco Michele Sollecito.</p>
<p>La formula scelta è quella della comunità «a ombrello»: un unico soggetto a cui possono aderire parrocchie, enti, famiglie e realtà del Terzo settore. A guidarla è la cooperativa «Stola e Grembiule», il braccio caritativo della diocesi. Dopo Molfetta il progetto proseguirà a Ruvo e Terlizzi.</p>
<h2>Perché il modello conta</h2>
<p>Ne avevamo scritto a settembre: una singola parrocchia difficilmente ha le competenze tecniche e amministrative per avviare da sola una comunità energetica. Il modello diocesano risolve proprio questo problema. Un soggetto unico gestisce la parte complessa, e le parrocchie mettono a disposizione tetti e partecipazione.</p>
<p>C’è poi un secondo aspetto, che il nome stesso del progetto rende esplicito. Una CER solidale non serve solo a risparmiare in bolletta: una parte dei benefici può essere destinata a chi fa fatica a pagare l’energia. È un modo concreto di tradurre la cura del creato in qualcosa che le famiglie del territorio sentono davvero.</p>
<p>Il numero dei soci e la potenza installata non sono ancora stati resi noti. Seguiremo gli sviluppi.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Ottobre missionario: cosa vuol dire essere missionari restando in parrocchia</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/25/ottobre-missionario-cosa-vuol-dire-essere-missionari-restando-in-parrocchia/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/25/ottobre-missionario-cosa-vuol-dire-essere-missionari-restando-in-parrocchia/</guid><pubDate>Sun, 25 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Edoardo Maggiori</dc:creator><category>Comunità</category><description>La missione non riguarda solo chi parte. Nelle comunità di tutti i giorni ci sono gesti concreti che rendono una parrocchia aperta a chi è rimasto fuori.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Ottobre è da sempre il mese che la Chiesa dedica alle missioni. Per molti l’immagine resta quella del missionario che parte per un altro continente, e quei volti restano fondamentali: medici, suore, sacerdoti e laici che vivono in luoghi dove il Vangelo arriva con fatica.</p>
<p>Ma la missione ha anche un indirizzo molto più vicino: il quartiere intorno alla parrocchia. Chi abita a duecento metri dalla chiesa e non ci entra da anni non è meno lontano di chi vive dall’altra parte del mondo.</p>
<h2>Le porte che restano chiuse</h2>
<p>Le ragioni per cui le persone smettono di frequentare sono tante, e non tutte hanno a che fare con la fede. Orari che non si conciliano con il lavoro. La sensazione di non conoscere nessuno. L’età e la salute, che rendono difficile anche solo raggiungere la chiesa. A volte una chiesa fredda, in cui non si sente quello che viene detto.</p>
<p>Una parrocchia missionaria comincia da qui: chiedersi chi manca e perché.</p>
<h2>Gesti concreti</h2>
<p>Ci sono comunità che hanno scelto di partire dal basso. Volontari che telefonano agli anziani soli una volta a settimana. Gruppi che portano la Comunione a domicilio e restano a parlare. Parrocchie che trasmettono la Messa domenicale per chi non può muoversi, curando che si veda e si senta bene. Oratori che aprono il cortile anche ai ragazzi che non frequentano il catechismo.</p>
<p>Nessuno di questi gesti richiede grandi budget. Richiede attenzione e continuità, che sono le due risorse più scarse di ogni comunità.</p>
<h2>Il mese giusto per ripartire</h2>
<p>Ottobre può essere il momento per fare un piccolo inventario: chi abbiamo perso negli ultimi anni? Chi non riesce più a venire? Cosa potremmo fare, da domani, per raggiungerlo?</p>
<p>La missione, in fondo, è questo: non aspettare che gli altri tornino, ma andare a cercarli.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Il Battistero di Pisa, dove l’eco diventa preghiera</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/24/il-battistero-di-pisa-dove-leco-diventa-preghiera/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/24/il-battistero-di-pisa-dove-leco-diventa-preghiera/</guid><pubDate>Sat, 24 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Massimo Rodio</dc:creator><category>Storie</category><description>Più di cento metri di circonferenza, una cupola alta oltre cinquanta: il battistero di piazza dei Miracoli è uno degli spazi sacri più riverberanti al mondo. E la scienza ha provato a spiegare perché.</description><content:encoded><![CDATA[<p>In piazza dei Miracoli tutti guardano la Torre. Ma chi entra nel Battistero di San Giovanni, a pochi passi, vive un’esperienza che non si dimentica: basta una voce, anche una sola nota, perché lo spazio la raccolga e la restituisca moltiplicata, a lungo.</p>
<p>Il cantiere fu avviato a metà del XII secolo da un architetto che si firmò «Diotisalvi magister». Nei decenni successivi Nicola e Giovanni Pisano ne proseguirono la costruzione con elementi gotici. Il risultato è un edificio circolare di 107 metri di circonferenza e quasi 55 di altezza, con una cupola di oltre 30 metri di diametro. Dentro c’è il pulpito di Nicola Pisano, del 1255–1260. Qui, nel 1564, fu battezzato Galileo Galilei.</p>
<h2>Un caso fuori scala</h2>
<p>L’acustica del Battistero è stata studiata in modo rigoroso. Una ricerca dell’Università di Bologna, pubblicata nel 2020 sul <em>Journal of Building Performance Simulation</em>, ha costruito un modello numerico dell’edificio tarato su misure fatte sul posto. Il risultato: tra gli edifici a pianta centrale, il Battistero è un caso fuori scala, con un riverbero enorme. L’analisi di registrazioni di canto gregoriano mostra che quella musica, lenta e monodica, ha bisogno proprio di uno spazio così per esprimersi.</p>
<p>È la tradizione che i visitatori conoscono bene: periodicamente un addetto canta poche note per far sentire l’eco a chi è entrato.</p>
<h2>Una lezione per le chiese di oggi</h2>
<p>Il Battistero ricorda una cosa che chi si occupa di luoghi di culto sa bene: ogni spazio ha una sua voce. Ciò che rende sublime il canto gregoriano può rendere incomprensibile una lettura o un’omelia. Per questo non esiste un impianto audio valido per tutte le chiese: bisogna prima ascoltare l’edificio, e poi decidere come aiutarlo a parlare.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>La CEI parla di intelligenza artificiale in podcast: al via «CambIAmenti»</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/23/la-cei-parla-di-intelligenza-artificiale-in-podcast-al-via-cambiamenti/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/23/la-cei-parla-di-intelligenza-artificiale-in-podcast-al-via-cambiamenti/</guid><pubDate>Fri, 23 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Stefano Bombace</dc:creator><category>Rassegna</category><description>Un vodcast, cinque webinar su Magnifica Humanitas e una serie di corsi diocesani: in autunno la Chiesa italiana porta il tema dell’IA fuori dagli addetti ai lavori.</description><content:encoded><![CDATA[<p>La Conferenza Episcopale Italiana ha lanciato il 9 ottobre «CambIAmenti», un vodcast dedicato all’intelligenza artificiale. Lo producono il Servizio informatico e l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. La prima puntata, «Tutto quello che vorresti sapere sull’IA», ha come ospite Antonio Cisternino dell’Università di Pisa. Si può seguire sul canale YouTube «Chiesa Cattolica», su Spotify, Amazon Music e Spreaker.</p>
<p>Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali, ha spiegato il senso dell’iniziativa: l’IA ormai riguarda ogni ambito della vita sociale e la riflessione deve coinvolgere tutti, non solo gli esperti.</p>
<p>In parallelo la CEI ha organizzato cinque webinar sull’enciclica <em>Magnifica Humanitas</em>, dal 5 al 28 ottobre.</p>
<h2>Anche le diocesi si muovono</h2>
<p>Il formato si sta diffondendo. Al Santuario di Caravaggio, il 19 ottobre, parte «Custodi dell’umano nell’era dell’intelligenza artificiale»: sette incontri mensili, il terzo lunedì del mese, con l’enciclica come testo guida. Apre don Maurizio Compiani dell’Università Cattolica.</p>
<p>A Trieste, dal 22 ottobre, il Laboratorio Scienza & Fede della diocesi propone un corso con il patrocinio dell’Università: un percorso che va da Turing ai grandi modelli linguistici fino alle questioni etiche.</p>
<p>Il segnale è chiaro. L’IA non viene più trattata come un tema per specialisti, ma come qualcosa su cui ogni comunità deve farsi un’idea.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Giovanni Paolo II e i media: la lezione che vale ancora nell’era dei social</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/22/giovanni-paolo-ii-e-i-media-la-lezione-che-vale-ancora-nellera-dei-social/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/22/giovanni-paolo-ii-e-i-media-la-lezione-che-vale-ancora-nellera-dei-social/</guid><pubDate>Thu, 22 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Stefano Bombace</dc:creator><category>Voci</category><description>Nel giorno della sua memoria liturgica, rileggere come Karol Wojtyła ha usato televisione, viaggi e internet aiuta a capire cosa manca oggi alla comunicazione delle parrocchie.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il 22 ottobre la Chiesa fa memoria di san Giovanni Paolo II. Non è una data scelta a caso: è il giorno in cui, nel 1978, iniziò solennemente il suo pontificato in piazza San Pietro, davanti a una folla e, per la prima volta in modo così massiccio, davanti alle telecamere di mezzo mondo.</p>
<p>Wojtyła aveva capito presto una cosa che molte realtà ecclesiali stanno ancora imparando: i media non sono un accessorio della missione, sono uno dei luoghi in cui la missione accade. I suoi viaggi erano pensati anche per essere visti. Le grandi celebrazioni erano costruite perché arrivassero a chi non poteva esserci.</p>
<h2>Prima di internet, già dentro la rete</h2>
<p>Il sito ufficiale della Santa Sede venne messo online nel 1995, quando in Italia pochissime famiglie avevano una connessione. Dieci anni dopo, nel gennaio 2005, a pochi mesi dalla morte, Giovanni Paolo II firmò la lettera apostolica <em>Il rapido sviluppo</em>, dedicata proprio ai responsabili delle comunicazioni sociali. Il messaggio di fondo era semplice: non bisogna avere paura delle nuove tecnologie, bisogna abitarle con intelligenza.</p>
<p>È un invito che oggi suona quasi ovvio, eppure basta guardare la presenza digitale di molte parrocchie per capire quanto sia ancora attuale: pagine aggiornate a mesi alterni, orari delle Messe sbagliati, dirette streaming con un audio incomprensibile.</p>
<h2>Cosa resta per le comunità di oggi</h2>
<p>La lezione di Wojtyła non riguarda gli strumenti, che sono cambiati completamente. Riguarda l’atteggiamento. Tre cose, in particolare.</p>
<p>La prima: comunicare è un servizio, non una vetrina. Chi segue la Messa da casa perché malato o anziano merita la stessa cura di chi è nel banco.</p>
<p>La seconda: la qualità conta. Un’omelia che non si sente, in chiesa o in streaming, è un’omelia persa.</p>
<p>La terza: serve continuità. Una comunità che comunica solo nelle grandi occasioni non costruisce relazione.</p>
<p>Giovanni Paolo II ha parlato a miliardi di persone senza mai dare l’impressione di parlare alla folla: parlava a ciascuno. È ancora la misura migliore per giudicare come comunichiamo.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Bando Oratori chiuso: cosa succede adesso e come prepararsi</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/21/bando-oratori-chiuso-cosa-succede-adesso-e-come-prepararsi/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/21/bando-oratori-chiuso-cosa-succede-adesso-e-come-prepararsi/</guid><pubDate>Wed, 21 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Edoardo Maggiori</dc:creator><category>Innovazione</category><description>Le domande per il bando attività sono scadute il 9 ottobre, quelle per le infrastrutture il 16. In attesa delle graduatorie, ci sono cose che le parrocchie possono già fare.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Si sono chiuse le due finestre del Bando Oratori 2026. Il 9 ottobre è scaduto il bando per le attività: 6,5 milioni di euro, almeno 125 progetti finanziabili, fino a 50.000 euro ciascuno, con domanda sulla piattaforma del Dipartimento per lo Sport. Il 16 ottobre è scaduto quello per le infrastrutture, da 50 milioni, riservato a diocesi e istituti religiosi.</p>
<p>Le graduatorie non sono ancora state pubblicate. Ma una data va segnata fin da ora: i progetti finanziati dovranno partire entro febbraio 2027 e chiudersi entro il 31 dicembre 2027.</p>
<h2>Chi ha presentato domanda</h2>
<p>Il tempo di attesa non è tempo perso. Chi ha presentato domanda può già organizzare la parte pratica: individuare chi seguirà la rendicontazione, preparare un calendario realistico delle attività, verificare con i fornitori tempi e disponibilità. Molti progetti finanziati falliscono non per mancanza di idee, ma perché arrivano impreparati alla fase esecutiva, quando le scadenze sono strette.</p>
<p>C’è poi la questione della cassa. Come spesso accade con i contributi pubblici, una parte delle spese va sostenuta prima di ricevere i fondi. Meglio capire subito come coprirle.</p>
<h2>Chi non ce l’ha fatta</h2>
<p>Per chi non è riuscito a partecipare, la lezione è altrettanto utile. Le scadenze di questi bandi sono brevi e richiedono documenti che non si preparano in una settimana: un progetto scritto, un piano di spesa, una struttura che lo gestisca.</p>
<p>Le parrocchie che si muovono con anticipo, magari a livello diocesano o con l’aiuto di professionisti della finanza agevolata, sono quelle che arrivano pronte quando il bando esce. E di bandi rivolti a oratori, enti religiosi ed edifici di culto ne usciranno altri.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Sant’Ambrogio: la basilica che Milano ha ricostruito tre volte</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/20/santambrogio-la-basilica-che-milano-ha-ricostruito-tre-volte/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/20/santambrogio-la-basilica-che-milano-ha-ricostruito-tre-volte/</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Stefano Bombace</dc:creator><category>Storie</category><description>Fondata dal vescovo Ambrogio alla fine del IV secolo, ripensata in forme romaniche e ferita dalle bombe del 1943. Una chiesa che continua a cambiare senza perdere sé stessa.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tra il 379 e il 386 il vescovo Ambrogio fece costruire, fuori dalle mura della Milano romana, una basilica destinata ad accogliere le reliquie dei martiri. La chiamò <em>basilica martyrum</em> e vi depose i corpi dei santi Gervasio e Protasio. Nel 397 vi fu sepolto lui stesso, e da allora la chiesa porta il suo nome.</p>
<p>Quella che vediamo oggi è in gran parte la ricostruzione romanica avviata alla fine dell’XI secolo sotto l’arcivescovo Anselmo III da Rho: tre absidi, nessun transetto, e il grande quadriportico che accoglie chi arriva dalla piazza. È uno spazio pensato come una soglia, che prepara al silenzio dell’interno.</p>
<h2>Due campanili, due comunità</h2>
<p>Una delle curiosità più note sono i due campanili. Quello «dei monaci», più basso, risale al IX secolo. Quello «dei canonici», più alto, fu completato nel 1128. Raccontano una convivenza non sempre facile tra due comunità che condividevano la stessa basilica.</p>
<p>Dentro, l’altare d’oro di Vuolvino, del IX secolo, è uno dei capolavori dell’oreficeria carolingia. Il ciborio poggia su quattro colonne di porfido rosso che provengono dalla basilica paleocristiana: un filo diretto con l’edificio voluto da Ambrogio.</p>
<h2>Le ferite del 1943</h2>
<p>Nell’agosto 1943 i bombardamenti colpirono il quadriportico, la cupola e il mosaico dell’abside. I restauri, guidati negli anni Cinquanta da Ferdinando Reggiori, hanno restituito alla città uno dei suoi luoghi più cari.</p>
<p>Sant’Ambrogio è anche una chiesa che guarda avanti: è da qui che è partito il progetto della CEI per i totem POS per le offerte digitali nelle parrocchie. Una basilica di sedici secoli che sperimenta strumenti nuovi è forse il modo migliore per raccontare cosa significa custodire un luogo di culto: non congelarlo, ma tenerlo vivo.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>La Giornata Missionaria compie cento anni: il Papa chiede unità prima ancora che iniziative</title><link>https://fedeoggi.com/2026/10/19/la-giornata-missionaria-compie-cento-anni-il-papa-chiede-unita-prima-ancora-che-iniziative/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/10/19/la-giornata-missionaria-compie-cento-anni-il-papa-chiede-unita-prima-ancora-che-iniziative/</guid><pubDate>Mon, 19 Oct 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Massimo Rodio</dc:creator><category>Rassegna</category><description>Domenica 18 ottobre si è celebrata la 100ª Giornata Missionaria Mondiale. Il tema scelto da Leone XIV è «Uno in Cristo, uniti nella missione».</description><content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 18 ottobre la Chiesa ha celebrato la 100ª Giornata Missionaria Mondiale. Il tema scelto da Leone XIV per questo anniversario è «Uno in Cristo, uniti nella missione».</p>
<p>Nel messaggio, firmato il 25 gennaio, il Papa indica tre impegni: cuori uniti in Cristo, comunità riconciliate, una cooperazione generosa tra le Chiese. Il passaggio che colpisce di più è un altro: l’unità tra i credenti viene presentata come la prima responsabilità missionaria. Prima dei progetti, prima delle raccolte fondi, prima delle partenze.</p>
<p>È un’indicazione che riguarda da vicino anche le parrocchie italiane. Una comunità divisa in gruppi che non si parlano, o in cui ogni realtà lavora per conto suo, fa fatica a essere credibile verso chi sta fuori. La missione, in questo senso, comincia dal modo in cui ci si tratta dentro.</p>
<p>La Giornata, nata nel 1926, è anche il giorno in cui in tutte le chiese del mondo si raccolgono le offerte per le Pontificie Opere Missionarie, che sostengono le giovani Chiese nei territori più poveri.</p>
<p>Il testo integrale del messaggio è disponibile sul sito della Santa Sede.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Grazie Ruffini: ci vorrebbero più persone come te a parlare di fede</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/20/din-don-down-cosa-dicono-davvero-gli-attori-dietro-paolo-ruffini/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/20/din-don-down-cosa-dicono-davvero-gli-attori-dietro-paolo-ruffini/</guid><pubDate>Sun, 20 Sep 2026 10:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Redazione Fede Oggi</dc:creator><category>Voci</category><description>Paolo Ruffini e “Din Don Down” parlano di Dio con leggerezza senza banalizzarlo: un modo di raccontare la fede di cui avremmo bisogno di più, non di meno.</description><content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un modo di parlare di fede che sembra riservato solo agli addetti ai lavori: tono grave, linguaggio compassato, argomenti che tengono a distanza chi non ha già dimestichezza con la materia. Poi arriva qualcuno come Paolo Ruffini, si veste da prete, sale su un palco insieme alla Compagnia Mayor Von Frinzius, e in mezzo alle risate fa una domanda sul divino che resta addosso più di certe omelie.</p>
<p>&#8220;Din Don Down&#8221; ha riempito teatri in tutta Italia parlando di Dio con leggerezza, senza perdere per questo la serietà della domanda. Ed è proprio questo l&#8217;equilibrio più difficile da trovare: farci ridere e farci pensare nella stessa battuta, senza scadere né nel sacro intoccabile né nella presa in giro fine a se stessa.</p>
<p>La Compagnia Mayor Von Frinzius, attiva dal 1997 a Livorno con oltre 90 attori — la metà dei quali con disabilità — non è un cast raccolto per l&#8217;occasione: è una storia lunga quasi trent&#8217;anni, di cui Ruffini si è fatto compagno di viaggio. Andrea Lo Schiavo, una delle voci più presenti in scena, lo chiama pubblicamente il suo &#8220;fratello gemello&#8221;: un legame nato sul palco che dice più di tante dichiarazioni d&#8217;intenti su cosa significhi davvero fare questo spettacolo insieme, non uno sopra l&#8217;altro.</p>
<p>Ci vorrebbero più persone disposte a parlare di fede così: senza il timore reverenziale che tiene lontano chi si sente escluso dal linguaggio religioso tradizionale, e senza nemmeno l&#8217;ironia che liquida il tema come superato. Ruffini fa ridere un teatro pieno e, nello stesso momento, lo mette davanti a una domanda su Dio che molti evitano da anni. È un servizio, non solo uno spettacolo — e a Fede Oggi ci sembra giusto dirlo chiaramente: grazie.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Un anno di Fede Oggi: cosa abbiamo imparato raccontando fede e innovazione</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/19/un-anno-di-fede-oggi-cosa-abbiamo-imparato-raccontando-fede-e-innovazione/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/19/un-anno-di-fede-oggi-cosa-abbiamo-imparato-raccontando-fede-e-innovazione/</guid><pubDate>Sat, 19 Sep 2026 16:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Massimo Rodio</dc:creator><category>Voci</category><description>Un filo comune attraversa mesi di storie su fede e innovazione: la tecnologia funziona quando serve la relazione, non quando la sostituisce.</description><content:encoded><![CDATA[<p>In questi mesi di lavoro, dalle case history sulle grandi basiliche alle piccole innovazioni quotidiane nelle parrocchie, emerge un filo comune che forse non era scontato all&#8217;inizio: l&#8217;innovazione nella Chiesa funziona quando resta invisibile quanto un buon impianto audio, quando serve la relazione invece di sostituirla.</p>
<p>Che si tratti di un totem per l&#8217;offerta digitale, di un&#8217;app per seguire la Messa da casa o di un algoritmo discusso in un&#8217;enciclica papale, la domanda di fondo resta sempre la stessa: questo strumento avvicina le persone tra loro e a Dio, o le allontana dietro uno schermo?</p>
<p>Non è una domanda a cui si risponde una volta per tutte. È una domanda che vale la pena continuare a farsi, articolo dopo articolo, storia dopo storia — ed è esattamente quello che continueremo a fare qui.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>L’oratorio che cambia: quando i fondi pubblici incontrano la vita di comunità</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/19/loratorio-che-cambia-quando-i-fondi-pubblici-incontrano-la-vita-di-comunita/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/19/loratorio-che-cambia-quando-i-fondi-pubblici-incontrano-la-vita-di-comunita/</guid><pubDate>Sat, 19 Sep 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Edoardo Maggiori</dc:creator><description>Dietro i fondi pubblici per gli oratori, la sfida più grande resta la stessa: restare un punto di riferimento vivo per famiglie e ragazzi.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Dietro le righe tecniche di un bando come quello per gli Oratori 2026 c&#8217;è una domanda molto concreta che riguarda migliaia di comunità: come restare un punto di riferimento per bambini e ragazzi in un&#8217;epoca in cui le proposte educative, sportive e di intrattenimento si sono moltiplicate a dismisura.</p>
<p>Gli oratori che funzionano meglio, raccontano spesso educatori e responsabili, non sono necessariamente quelli con più risorse, ma quelli capaci di ascoltare i bisogni reali delle famiglie del proprio territorio: orari compatibili con il lavoro dei genitori, attività che intercettano gli interessi dei ragazzi senza inseguire ogni moda, un ambiente dove ci si sente a casa più che giudicati.</p>
<p>I fondi pubblici possono aiutare a rinnovare spazi e strumenti, ma restano un mezzo: il cuore dell&#8217;oratorio continua a essere la relazione tra chi lo anima e chi lo vive ogni pomeriggio.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Comunità Energetiche Rinnovabili: un’opportunità anche per le parrocchie</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/18/comunita-energetiche-rinnovabili-unopportunita-anche-per-le-parrocchie/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/18/comunita-energetiche-rinnovabili-unopportunita-anche-per-le-parrocchie/</guid><pubDate>Fri, 18 Sep 2026 16:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Edoardo Maggiori</dc:creator><category>Innovazione</category><description>Le Comunità Energetiche Rinnovabili come opportunità di risparmio e impegno ambientale per parrocchie e diocesi.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) permettono a più soggetti — famiglie, imprese, enti pubblici e anche enti religiosi — di produrre e condividere energia da fonti rinnovabili, riducendo i costi in bolletta e generando al contempo un beneficio ambientale collettivo. Per una parrocchia con superfici disponibili (tetti di chiese, oratori, canoniche), aderire o promuovere una CER può rappresentare un&#8217;opportunità concreta di risparmio e di impegno ambientale coerente con la cura del creato.</p>
<p>Non si tratta di un progetto complesso da avviare in autonomia: richiede una rete di soggetti disposti a collaborare, oltre a competenze tecniche e amministrative che raramente una singola parrocchia possiede da sola. Per questo, iniziative di questo tipo funzionano meglio quando nascono a livello diocesano o in collaborazione con enti locali già attivi sul tema.</p>
<p>È un ambito destinato probabilmente a crescere nei prossimi anni, man mano che aumenta la consapevolezza sui costi energetici e sul ruolo che le comunità religiose possono giocare nella transizione ecologica dei territori.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Bando Oratori 2026: il sondaggio per le parrocchie</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/18/bando-oratori-2026-il-sondaggio-per-le-parrocchie/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/18/bando-oratori-2026-il-sondaggio-per-le-parrocchie/</guid><pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:18:58 GMT</pubDate><dc:creator>Redazione Fede Oggi</dc:creator><description>Bando Oratori 2026: fino a 50.000 euro per progetti educativi e sportivi negli oratori. Domande entro il 9 ottobre. Compila il sondaggio per le parrocchie interessate.</description><content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">Il Bando Oratori 2026 mette a disposizione fino a 50.000 euro per progetti educativi, formativi e sportivi negli oratori. Le domande si presentano online entro il 9 ottobre 2026, ore 12:00.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la vostra parrocchia o il vostro oratorio sono interessati, compilate il breve sondaggio al link qui sotto.</p>





<div class="wp-block-buttons is-content-justification-center is-layout-flex wp-container-core-buttons-is-layout-a89b3969 wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button has-custom-font-size" style="font-size:clamp(14px, 0.875rem + ((1vw - 3.2px) * 0.556), 20px);"><a class="wp-block-button__link wp-element-button" href="https://fedeoggi.com/sondaggio-bando-oratori/">Apri il sondaggio</a></div>
</div>]]></content:encoded></item>
<item><title>Il valore del silenzio nell’epoca della connessione permanente</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/18/il-valore-del-silenzio-nellepoca-della-connessione-permanente/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/18/il-valore-del-silenzio-nellepoca-della-connessione-permanente/</guid><pubDate>Fri, 18 Sep 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Stefano Bombace</dc:creator><category>Voci</category><description>In un’epoca di notifiche costanti, il silenzio di una chiesa vuota diventa quasi un atto di resistenza — e un valore da proteggere anche acusticamente.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Viviamo circondati da notifiche, messaggi che arrivano a ogni ora, la sensazione costante di dover essere raggiungibili. In questo contesto, il silenzio che si trova entrando in una chiesa vuota assume un valore che va oltre l&#8217;assenza di rumore: diventa quasi un atto di resistenza.</p>
<div class="versetto-biblico">
<p>Fermatevi e sappiate che io sono Dio,<br />eccelso tra le genti,<br />eccelso sulla terra.</p>
<p><cite>Salmo 46:11</cite></div>
<p>Non è un caso che molte persone, credenti e non, raccontino di cercare rifugio in una chiesa proprio nei momenti di maggiore sovraccarico digitale — non necessariamente per pregare in senso stretto, ma per ritrovare uno spazio dove nessuno si aspetta una risposta immediata.</p>
<p>Chi progetta l&#8217;acustica di un luogo di culto lavora, in un certo senso, proprio a difesa di questo silenzio: un buon impianto audio non riempie lo spazio di suono, lo attraversa quando serve e si ritira quando non serve, lasciando che il silenzio torni protagonista appena la parola si ferma.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>San Policarpo: la chiesa romana costruita con le pietre dell’acquedotto Claudio</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/17/san-policarpo-la-chiesa-romana-costruita-con-le-pietre-dellacquedotto-claudio/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/17/san-policarpo-la-chiesa-romana-costruita-con-le-pietre-dellacquedotto-claudio/</guid><pubDate>Thu, 17 Sep 2026 16:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Massimo Rodio</dc:creator><category>Storie</category><description>San Policarpo, nel quartiere Appio Claudio di Roma, costruita negli anni Sessanta riprendendo i materiali dell’antico acquedotto Claudio.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Nel quartiere Appio Claudio di Roma, la chiesa parrocchiale di San Policarpo, realizzata tra il 1964 e il 1967 su progetto dell&#8217;architetto Giuseppe Nicolosi, dialoga apertamente con le vestigia romane che la circondano: la facciata, un muro autoportante in cui blocchi di peperino si alternano a ricorsi di mattoni, riprende gli stessi materiali usati nell&#8217;antico acquedotto Claudio.</p>
<p>È un edificio che unisce il richiamo alla tradizione costruttiva romana a un linguaggio architettonico audacemente moderno per la sua epoca — una sintesi che pone anche una domanda acustica interessante: come garantire un ascolto chiaro all&#8217;interno di uno spazio pensato secondo criteri architettonici così sperimentali, senza intaccarne la forza espressiva.</p>
<p>Da sempre punto di riferimento per il quartiere, San Policarpo è anche legata alla memoria di don Roberto Sardelli, che qui si spese per i diritti delle comunità più fragili a partire dal 1968.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>A Crotone un dialogo pubblico su “Magnifica Humanitas” e il valore dell’uomo</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/17/a-crotone-un-dialogo-pubblico-su-magnifica-humanitas-e-il-valore-delluomo/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/17/a-crotone-un-dialogo-pubblico-su-magnifica-humanitas-e-il-valore-delluomo/</guid><pubDate>Thu, 17 Sep 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Stefano Bombace</dc:creator><category>Rassegna</category><description>A Crotone un incontro pubblico su “Magnifica Humanitas”, l’enciclica di Leone XIV sull’IA, con don Massironi e don Cosentino.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 17 settembre, nel Salone della Parrocchia San Paolo di Crotone, l&#8217;Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina promuove un incontro pubblico dal titolo &#8220;Pensare l&#8217;umano, costruire la città&#8221;, dedicato a un approfondimento di &#8220;Magnifica Humanitas&#8221;, la prima enciclica di Papa Leone XIV sull&#8217;intelligenza artificiale. A confrontarsi saranno don Sergio Massironi e don Francesco Cosentino.</p>
<p>L&#8217;obiettivo dichiarato dell&#8217;incontro è interrogarsi sul rapporto tra innovazione e umanità senza fermarsi agli aspetti solo tecnologici, ma cercando di comprendere come restare al centro del cambiamento in corso, invece di esserne semplicemente travolti.</p>
<p><a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.crotoneok.it/crotone-magnifica-humanitas-dialogo-sullintelligenza-artificiale-con-don-massironi-e-don-cosentino1" target="_blank" rel="noopener">Leggi i dettagli su CrotoneOk</a></p>]]></content:encoded></item>
<item><title>Formare i volontari alla tecnologia: la parte più difficile dell’innovazione in parrocchia</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/16/formare-i-volontari-alla-tecnologia-la-parte-piu-difficile-dellinnovazione-in-parrocchia/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/16/formare-i-volontari-alla-tecnologia-la-parte-piu-difficile-dellinnovazione-in-parrocchia/</guid><pubDate>Wed, 16 Sep 2026 16:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Edoardo Maggiori</dc:creator><category>Innovazione</category><description>Perché la vera sfida dell’innovazione in parrocchia non è tecnica ma organizzativa: come formare i volontari senza spaventarli.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che una parrocchia introduce un nuovo strumento — un impianto audio più sofisticato, un sistema di offerta digitale, una piattaforma di streaming — emerge lo stesso ostacolo, più organizzativo che tecnico: chi lo userà ogni giorno, spesso un volontario senza formazione specifica, deve sentirsi sicuro nel farlo.</p>
<p>Qualche indicazione pratica che torna spesso da chi ha gestito questo passaggio con successo: affiancare sempre una guida scritta molto semplice, con screenshot o foto, alle spiegazioni verbali del giorno dell&#8217;installazione; prevedere un referente unico per i primi mesi, invece di lasciare che chiunque provi a usare lo strumento senza un punto di riferimento; e soprattutto, non avere fretta di aggiungere funzionalità avanzate prima che quelle di base siano diventate abitudine.</p>
<p>La tecnologia più sofisticata del mondo non serve a nulla se chi dovrebbe usarla ogni domenica ha paura di sbagliare un pulsante.</p>]]></content:encoded></item>
<item><title>La dignità della persona non si misura in efficienza: il nodo vero dell’intelligenza artificiale</title><link>https://fedeoggi.com/2026/09/16/la-dignita-della-persona-non-si-misura-in-efficienza-il-nodo-vero-dellintelligenza-artificiale/</link><guid isPermaLink="true">https://fedeoggi.com/2026/09/16/la-dignita-della-persona-non-si-misura-in-efficienza-il-nodo-vero-dellintelligenza-artificiale/</guid><pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:00:00 GMT</pubDate><dc:creator>Massimo Rodio</dc:creator><category>Voci</category><description>La dignità della persona non si riduce a parametri di efficienza: la domanda scomoda che l’intelligenza artificiale continua a porre.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tra i tanti modi di discutere di intelligenza artificiale, quello che emerge con più forza dal dibattito ecclesiale in questi mesi è forse il più semplice da enunciare e il più difficile da applicare: la dignità della persona non può essere ricondotta a parametri di efficienza, profitto o capacità produttiva.</p>
<p>È una frase che suona quasi ovvia, finché non si prova a immaginare cosa significhi davvero in pratica: un algoritmo che valuta un candidato al lavoro, un sistema che decide chi merita un prestito, uno strumento che misura la produttività di un dipendente minuto per minuto. In ognuno di questi casi, il rischio è che la persona venga ridotta ai dati che la descrivono, perdendo tutto ciò che non è misurabile.</p>
<p>Non è un argomento contro la tecnologia in sé, ma un invito a non smettere mai di farsi la domanda più scomoda: questo strumento, così com&#8217;è progettato, guarda alla persona intera o solo alla sua funzione?</p>]]></content:encoded></item>
</channel></rss>