Empty grand church nave seen from the back, tall vaulted ceiling, sound wave ripples subtly visible in the air, dramatic light, conceptual but realistic, photographic style

Perché una chiesa è così difficile da sonorizzare

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Chiunque abbia partecipato a una Messa in una grande chiesa conosce quella sensazione: le parole del celebrante che rimbalzano tra le volte, si sovrappongono a se stesse, e a un certo punto diventano più un suono che un discorso comprensibile. Non è un caso isolato, è quasi la norma.

Le chiese, per come sono costruite, sono l’ambiente più ostile che esista per la diffusione della parola parlata. Soffitti altissimi, pareti in pietra o intonaco, colonne, cupole: ogni superficie riflette il suono invece di assorbirlo, generando quello che i tecnici chiamano tempo di riverbero, più è lungo, più le parole si sovrappongono tra loro prima di arrivare alle orecchie di chi ascolta.

A complicare le cose, le chiese sono anche tra gli ambienti con il rumore di fondo più basso in assoluto: in un silenzio quasi totale, ogni imperfezione dell’impianto audio diventa immediatamente percepibile, mentre in un ambiente più rumoroso passerebbe inosservata.

Ecco perché progettare un impianto per un luogo di culto non è come farlo per un negozio o un ufficio: serve uno studio specifico dello spazio, una scelta mirata dei diffusori, e spesso soluzioni diverse per ogni singola zona della stessa chiesa.

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