Ognissanti: la santità della porta accanto
La festa del 1° novembre non celebra solo i santi degli altari, ma anche le persone comuni che hanno vissuto il Vangelo senza che nessuno se ne accorgesse.

Il 1° novembre la Chiesa celebra tutti i santi. Non solo quelli che conosciamo per nome, con le statue nelle navate e le feste patronali, ma la folla immensa di chi ha vissuto il Vangelo nella vita di tutti i giorni e che nessun calendario ricorda.
Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate del 2018, aveva trovato un’espressione che è entrata nel linguaggio comune: i «santi della porta accanto». Genitori che crescono i figli con amore, persone che lavorano per portare il pane a casa, malati e anziani che continuano a sorridere.
Una festa per chi resta
Ognissanti è una festa di gioia, e non di lutto: il ricordo dei defunti arriva il giorno dopo, il 2 novembre. Ma le due date si toccano, ed è giusto così. Molti dei santi che celebriamo il 1° novembre li abbiamo conosciuti: avevano il volto di una nonna, di un vicino di casa, di un insegnante.
Per le comunità parrocchiali è un’occasione preziosa. È il giorno in cui raccontare queste storie, invece di lasciarle sbiadire. Alcune parrocchie raccolgono le testimonianze dei fedeli più anziani, altre dedicano un momento della celebrazione a ricordare le persone che hanno servito la comunità negli anni: catechisti, sacristi, coristi, volontari della Caritas.
La santità non fa rumore
C’è una cosa che accomuna i santi della porta accanto: quasi mai hanno cercato di essere visti. Hanno fatto bene le cose piccole, ogni giorno, per anni.
In un tempo in cui tutto sembra dover essere mostrato per esistere, è un messaggio controcorrente. E forse è proprio per questo che la festa di Ognissanti è ancora così amata: ci ricorda che il bene più grande spesso è quello che non fa notizia.


