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Ognissanti: la santità della porta accanto

La festa del 1° novembre non celebra solo i santi degli altari, ma anche le persone comuni che hanno vissuto il Vangelo senza che nessuno se ne accorgesse.

SBStefano Bombace1 min di lettura
Navata di una chiesa di paese con candele accese e fedeli in preghiera nella luce del mattino

Il 1° novembre la Chiesa celebra tutti i santi. Non solo quelli che conosciamo per nome, con le statue nelle navate e le feste patronali, ma la folla immensa di chi ha vissuto il Vangelo nella vita di tutti i giorni e che nessun calendario ricorda.

Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate del 2018, aveva trovato un’espressione che è entrata nel linguaggio comune: i «santi della porta accanto». Genitori che crescono i figli con amore, persone che lavorano per portare il pane a casa, malati e anziani che continuano a sorridere.

Una festa per chi resta

Ognissanti è una festa di gioia, e non di lutto: il ricordo dei defunti arriva il giorno dopo, il 2 novembre. Ma le due date si toccano, ed è giusto così. Molti dei santi che celebriamo il 1° novembre li abbiamo conosciuti: avevano il volto di una nonna, di un vicino di casa, di un insegnante.

Per le comunità parrocchiali è un’occasione preziosa. È il giorno in cui raccontare queste storie, invece di lasciarle sbiadire. Alcune parrocchie raccolgono le testimonianze dei fedeli più anziani, altre dedicano un momento della celebrazione a ricordare le persone che hanno servito la comunità negli anni: catechisti, sacristi, coristi, volontari della Caritas.

La santità non fa rumore

C’è una cosa che accomuna i santi della porta accanto: quasi mai hanno cercato di essere visti. Hanno fatto bene le cose piccole, ogni giorno, per anni.

In un tempo in cui tutto sembra dover essere mostrato per esistere, è un messaggio controcorrente. E forse è proprio per questo che la festa di Ognissanti è ancora così amata: ci ricorda che il bene più grande spesso è quello che non fa notizia.

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